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Sostenibilità & Vino

Come il mondo vitivinicolo sta affrontando la sfida dei cambiamenti climatici

Analizziamo insieme la situazione attuale e le prospettive future.

Potremmo iniziare chiedendoci: dove sono finite le nostre tanto amate estati miti e assolate?

Dov’è finito il proverbiale Anticiclone delle Azzorre che ci ha assicurato fino agli anni ’80 un meteo estivo sostanzialmente stabile con massime non troppo alte e qualche temporale solo a livello locale?

L’anticiclone delle Azzorre in realtà non è scomparso, ma la sua influenza sul clima dell’Europa, in particolare durante l’estate, è cambiata negli ultimi anni a causa di diverse ragioni legate ai cambiamenti climatici.

Perché l’Anticiclone Africano domina il Mediterraneo?

Tradizionalmente, l’anticiclone delle Azzorre, una vasta area di alta pressione atmosferica situata nell’Atlantico settentrionale vicino alle Isole Azzorre, ha avuto un ruolo fondamentale nel determinare il clima dell’Europa occidentale.

Per nostra sfortuna, l’anticiclone delle Azzorre è stato spodestato da quello Africano che predomina ormai indisturbato nel Mediterraneo per una serie di fattori atmosferici e climatici, che negli ultimi anni si sono intensificati, contribuendo a periodi di caldo estremo e siccità.

Ma quali sono le ragioni di questi mutamenti?

L’aumento della temperatura globale ha influenzato la posizione e la forza dell’anticiclone delle Azzorre modificando sia la temperatura dell’Oceano Atlantico, sia i flussi delle correnti ad alta quota permettendo agli anticicloni che si formano nel Nord Africa di prendere il sopravvento sull’anticiclone delle Azzorre, portando ondate di calore più intense e prolungate verso l’Europa meridionale e occidentale.

In sintesi, l’anticiclone delle Azzorre non è scomparso, ma la sua influenza è meno prevedibile e più variabile a causa di una combinazione di cambiamenti climatici e di fattori naturali.

(Fonte: Angelo Ruggeri, tecnico meteorologo, 20/8/2024)anticiclone africano

Come il cambiamento climatico impatta la viticoltura in Veneto

A seguito di tali importanti mutamenti, le istituzioni nazionali, regionali e le realtà locali sono state spinte a creare dei veri e propri Piani di Resilienza Climatica per ottimizzare in primis la gestione idrica del territorio provvedendo alla corretta regimazione e recupero dell’acqua meteorica, a incentivare la copertura del suolo per aumentare l’assorbimento di CO2 e la permeabilità dei suoli, preservare-creare habitat, contribuire all’abbattimento degli inquinanti nell’aria e ridurre l’assorbimento delle radiazioni solari, con l’obiettivo finale di ridurre gli effetti dei fenomeni estremi sempre più frequenti. La Regione Veneto per raggiungere tali obiettivi ha predisposto la SRACC, Strategia Regionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici a seguito del provvedimento n. 867 del 19/07/22, aderendo alla Missione per l’Adattamento ai Cambiamenti Climatici dell’UE come «Firmatario della Carta».

Dati sul cambiamento climatico in Veneto

Il cambiamento climatico negli ultimi 30 anni in Veneto (pianura):

  • +2.3 °C aumento temperatura estiva
  • +21 gg/a di giorni caldi
  • +20 gg/a di notti tropicali
  • 11,4 cm variazione medio mare a Venezia

Proiezione al 2100 con scenario RCP 8,5 (simulazione senza alcun provvedimento per la protezione del clima) in Veneto (pianura):

  • +4.5 °C aumento temperatura estiva
  • +60 gg/a di giorni caldi
  • 70 gg/a di notti tropicali
  • 58 cm variazione medio mare a Venezia
  • -30% variazione delle precipitazioni estive

(Proiezioni regionali climatiche EURO-CORDEX rielaborate da Arpav)

Le sfide climatiche per il settore vitivinicolo italiano

Le conseguenze legate ai cambiamenti climatici con il proliferare di calamità naturali, gelate, ondate di siccità e problemi fitosanitari nei vigneti stanno mettendo a dura prova ogni anno di più il settore agronomico ed enologico italiano. Anomali attacchi di Plasmopara viticola in regioni come Sicilia o Puglia hanno portato nelle ultime due campagne viticole a una drastica riduzione della produzione. Le ripetute alluvioni in Emilia Romagna hanno portato alla totale distruzione di centinaia di ettari di vigneti e frutteti completamente sommersi da acqua e fango. Le pesanti grandinate nelle regioni del Nord-Est hanno causato danni alla produzione dell’annata in corso e anche ai futuri germogli.

Il riscaldamento globale e la viticoltura

La principale minaccia per il settore vitivinicolo è certamente il riscaldamento globale, che sta riducendo l’idoneità delle aree di coltivazione viticola consolidate. Una pubblicazione di van Leeuwen et al. (2024) su Nature Reviews sostiene che la crescente frequenza di ondate di calore e siccità rischia di far perdere il 90% delle aree viticole costiere di pianura entro la fine del secolo, comprese alcune regioni di Spagna e Italia.

Le aree viticole a clima fresco dell’Europa settentrionale e del Canada infatti, dove attualmente il clima favorisce solo alcune varietà resistenti al freddo come il Pinot Nero e il Riesling, potrebbero avere, nei prossimi decenni, condizioni climatiche più favorevoli per la viticoltura, simili a quelle dell’Europa meridionale.

(Fonte: MASSIMILIANO LIPPA, EUGENIO STRAFFELINI, PAOLO TAROLLI Dipartimento Territorio e Sistemi Agro-Forestali Università di Padova – Mille Vigne 3/2024)

Strategie di resilienza per il futuro della viticoltura

Ci chiediamo anche se si stia lavorando parallelamente a un’evoluzione dei disciplinari di produzione per i vini a Denominazione di Origine Controllata.

Molte sono le questioni che possono porsi quali la ricerca di nuove varietà e/o l’adattazione di quelle esistenti; l’individuazione di nuove zone geografiche e l’allargamento di quelle già individuate: nuovi criteri per la gestione dei rischi anche a fini assicurativi; nuove strategie anche a livello locale per la governance di questi segni; nuovi sistemi di controllo e di gestione e l’apertura più ampia alla digitalizzazione.

Cambiamenti climatici e innovazione nella viticoltura

Un lavoro pubblicato nel 2010 sugli indici bioclimatici ha delineato l’idoneità di una zona alla produzione di uva da vino, descrivendo e caratterizzando diverse regioni produttive europee. Le proiezioni di questo studio hanno previsto spostamenti geografici delle produzioni in base alle condizioni climatiche future attraverso la simulazione di modelli climatici regionali.

La previsione è quella di impatti negativi sulla viticoltura dell’Europa meridionale, soprattutto a causa dell’aumento della siccità, che rende indispensabile, secondo i ricercatori, l’individuazione di strategie di adattamento come il cambiamento delle varietà o l’introduzione dell’apporto di acqua tramite l’irrigazione. Al contrario, nell’Europa occidentale e centrale, i cambiamenti previsti potrebbero portare a individuare nuove aree potenziali per la viticoltura.

Queste proiezioni lasciano pensare alla necessità di modifiche dei disciplinari di produzione con interventi mirati e significativi.

(Fonte: Alessandra di Lauro, Aida/Ifra Settembre 2022)

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Fenologia della vite e cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici stanno già da diversi anni causando modifiche alla fenologia della vite, in particolare:

  • Asincronia della maturazione con relative difficoltà tecnico-operative in campo.
  • Riduzione della sintesi degli antociani, che comporta perdita di colore nei vini.
  • Problemi tecnici enologici legati a basse acidità e alti pH.
  • Per le uve a bacca bianca, aumento della degradazione fisica e anticipo della vendemmia per preservare l’aromaticità.
  • Difficoltà a rispettare i disciplinari di produzione dei vini a Denominazione di Origine a causa della perdita di grado zuccherino per conservare l’acidità.

Strategie di resilienza per il futuro della viticoltura

Le strategie di resilienza ai cambiamenti climatici sono raggruppabili principalmente in tre macroaree:

  1. Scelta dell’altitudine di impianto: optare per quote più elevate permette di mantenere le caratteristiche qualitative delle uve in un contesto di temperature crescenti.

La scelta di quote di altitudine maggiore per i nuovi impianti di vigneti sembra essere una delle soluzioni più facilmente percorribili soprattutto nelle zone vocate per la produzione di spumanti. Ne è un esempio l’allevamento a quote tra i 600 e gli 800 metri slm della varietà Muller Thurgau in Trentino che dalla piana Rotaliana è stato completamente estirpato e reimpiantato sui pendii per riuscire così a posticipare la raccolta e mantenere la sua caratteristica acidità. L’aumento delle radiazioni UV aumenta i polifenoli contenuti nei grappoli esposti al sole e tra questi in particolare la quercetina. La quercetina funge da agente di fotoprotezione per gli acini ed è un flavonoide che nei vini si trova legata al glucosio e all’acido gluconico. In base al pH della soluzione può liberarsi dalla molecola di zucchero e precipitare creando una poltiglia di colore rosso-arancio. Il processo è molto lento, la precipitazione può avvenire anche nell’arco di 5 anni dal processo di vinificazione quindi anche nel prodotto già finito e imbottigliato. Molti casi sono già stati osservati nella zona del Chianti con le uve Sangiovese. Quindi portare in alta quota i vigneti potrebbe comportare l’aumento dei fenomeni di precipitazione di quercetina in bottiglia se i vini non vengono preventivamente trattati con le più innovative tecniche enologiche.

  1. Scelta varietale e del portinnesto: varietà come lo Chardonnay si dimostrano più adattabili, mentre altre, come il Pinot Grigio, evidenziano un declino costante. Lavorare sul DNA delle piante, selezionando i geni “resilienti” ci consentirà di evitare i germogliamenti e le invaiature sempre più precoci che stiamo osservando col passare degli anni e che tante difficoltà operative stanno creando.

 

  1. Gestione agronomica del vigneto: tecniche come l’inerbimento dell’interfila, l’utilizzo delle cover crops, del sovescio, della tecnica del minimum tillage, la scelta della microirrigazione e della fertirrigazione contribuiscono a rendere la viticoltura più sostenibile. Si aggiunga la scelta della forma di allevamento: si potrà tornare all’allevamento delle forme espanse come le pergole veronesi o trentine? O delle caratteristiche Bellussere nelle nostre pianure trevigiane? Anche le siepi campestri ritornano ad avere la giusta rilevanza attribuita loro in un recente passato. Sono già realtà gli incentivi economici regionali per le aziende agricole che ricominciano a gestire i vecchi seminativi arborati, terminologia quasi del tutto in disuso.

Questa veloce analisi dello stato dell’arte ci fa capire che molto è stato fatto, ma altrettanto resta da fare. Una svolta normativa per aggiornare i disciplinari di produzione dei vini a Denominazione di Origine è necessaria, insieme a una ricerca genetica mirata per individuare varietà resilienti e resistenti.

ricerca genetica varietà viti resilienti

Non meno importante è il ruolo dell’agricoltore, che deve essere al centro di un cambiamento che unisca sostenibilità ambientale, sociale ed economica.
Parimenti, deve proseguire una seria ricerca innovativa in campo genetico per identificare materiale resistente alle patologie e resiliente agli effetti dei cambiamenti climatici.
Non di meno, l’agricoltore e tutte le figure professionali che ruotano attorno ad esso devono essere sempre più consapevoli del ruolo fondamentale che ricoprono nel gestire e proteggere il nostro territorio mantenendo il giusto equilibrio tra redditività e sostenibilità ambientale e sociale.

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